martedì 9 novembre 2010
Agorà
venerdì 15 ottobre 2010
Libertà è PARTECIPAZIONE
Non credo ci sia altro da aggiungere.
martedì 7 settembre 2010
En attendant Videocracy
Questo ragazzo ha le idee molto chiare.
La proiezione di Videocracy e la relativa discussione sono previste per martedì, 12 ottobre 2010, alle ore 17 nell'aula A del Dipartimento di Fisica di Monserrato.
NB: la data e l'ora dell'appuntamento sono passibili di modifiche.
lunedì 10 maggio 2010
La repubblica degli alberi di Natale.
Di cosa vive un Paese? Di tante cose, ricerca, economia, politiche sociali.
Di cosa vive un albero? Acqua, luce e aria.
Di cosa vive un albero di plastica? Non ha bisogno di niente, semplicemente non vive.
Il nostro Paese, o albero di plastica se preferite, semplicemente non vive.
Lo si vede dalle politiche sociali completamente inadatte. Lo si vede dal successo politico di partiti come la Lega, Forza Nuova e Casa Pound pilotati da individui che definire ignoranti sarebbe un eufemismo, dotati di un apertura, mentale, pari a quella di un ano di un ragazzo stitico. Perchè non bastavano Cota e Zaia e la loro campagna contro la pillola Ru486, i ripetuti attacchi xenofobi verso immigrati ed extracomunitari come il sapone anti-immigrato ad Arezzo, gli slogan contro l' Unità d' Italia e il Sud, non bastavano le manifestazioni in commemorazione dei caduti della Repubblica di Salò con saluti fascisti e celtiche, le continue accuse da parte del Premier riguardo magistrati politicamente attivi, lo scandalo di Bertolaso e le risatine che hanno umiliato intere famiglie e nonostante questo lo stesso Bertolaso non ha tutt'ora intenzione di dimettersi , non bastava tutto questo. L' ennesimo calcio al nostro paese e alla nostra intelligenza è arrivato dal ministro, ex ministro, Scajola e la sua casa con vista Colosseo con una rete di favori e contatti che arriva fino al Vaticano. Tutto in un clima quotidiano di ignoranza, come sono d'esempio i ragazzi di Forza Nuova di Massa che stamattina hanno contestato un gruppo di donne favorevoli alla pillola abortiva gridando: «Stupratele che tanto abortiscono!».
Lo si vede dai tagli alla ricerca inspiegabili e totalmente inopportuni. Perchè non bastava la 133 dello scorso anno che dava un taglio netto alla vita dell' università pubblica, non bastavano le repressioni a suon di manganello nei confronti di studenti che manifestafano il proprio dissenso, non bastavano i continui attacchi da parte del governo verso tutte le associazioni studentesche, anche quest' anno il governo e il fantomatico DDL Gelmini, come nella canzone di Ruggeri-Morandi-Tozzi "Si può dare di più", ha dato il suo meglio con nuovi tagli al Fondo di Funzionamento Ordinario, una nuova politica atta a privatizzare l' università pubblica ormai allo stremo delle forze, l' ennesima revisione sulle assunzioni, la figura del ricercatore che ormai viene penalizzata sempre maggiormente da diversi anni, andando a dimenticare però che è proprio grazie ai ricercatori se questo straccio di università pubblica continua a stare in piedi.
Lo si vede dall' economia e da come viene gestita. In un Europa che cade a pezzi, con l'euro che scende sotto i 1,30 dollari e una crisi di sistema globale, con rivolte, scontri e manifestazioni in ogni piccolo angolo di Atene, con Spagna e Portogallo pronti per scontrarsi con questa realtà, un piano salva-euro da 720 miliardi che ha solamente dato una boccata d'aria alle borse internazionali ormai al tracollo, il nostro Paese ne sembra quasi immune. Perchè nonostante tutti avvertano questa crisi, il nostro governo dubita ancora sulla sua reale esistenza! Perchè non è vero che la disoccupazione aumenta come dice Confindustria che denuncia 200mila nuovi disoccupati solo al sud, non è vero che i contratti a tempo determinato distruggono qualsiasi aspettativa futura, non è vero che il PIL in questi ultimi 3 anni è sceso del 6,5% come afferma Bankitalia, non è vero che il 2010 è stato definito un anno nero per la cassa integrazione con un impennata di domande del 123,5% rispetto al 2009, non è vero niente! La speranza è la cura contro la crisi, mica le riforme!
Ecco perchè il nostro Paese è un albero di Natale finto. Perchè non ha bisogno di acqua per vivere, cioè non ha bisogno di ricerca e innovazione per tirare avanti e crescere forte, la base di ogni Paese industrializzato. E' composto da finti aghi verdi e rigogliosi, cioè dai nostri politici di bella presenza, delle volte nemmeno quella, e di poca sostanza, capaci di smentire un intero dibattito in tempi record, di negare l'evidenza dei fatti e "capaci di mandare tutto a puttane pur di salvarsi la dignità mondana" (Rino Gaetano - Titititi), è composto da un tronco ormai vecchio e scuro ma che non cede, cioè tutti gli individui-poltrona che non hanno nessuna intenzione di lasciare il proprio posto ad un neo-arrivato condannandoci così ad un' amministrazione sempre più latitante verso i veri problemi e invariata nel corso degli anni.
Il nostro è un Paese finto, che cade a prezzi e che si sgretola ogni giorno di più, bello e forte solo dall' esterno, ma irrimediabilmente morto e plastico dentro. Il nostro è un Paese che potrà essere salvato solo con una totale revisione politica, sociale ed economica.
venerdì 23 aprile 2010
La grande crisi del 2050.
Un articolo che riepiloga chiaro e tondo come stanno le cose, ovvero che il problema non è la crisi economica o quella energetica, ma la prossima carenza di cibo. L'ho trovato sull'australiano Science Alert, non certo un sito di catastrofisti estremi.
Qui ne abbiamo parlato parecchie volte, ma non guasta leggere un riassunto così ben esposto:
- La domanda di cibo raddoppierà nei prossimi quarant'anni.
- E' un problema che non si potrà risolvere come negli anni '60, ovvero con la tecnologia: dobbiamo affrontare nodi più strutturali.
- Carenza di acqua. Solo gli abitanti delle città, nel 2050, useranno un quantitativo d'acqua pari a quello che oggi usiamo per tutta l'agricoltura mondiale.
- Perdita di territorio. Pare che il pianeta stia perdendo terreni agricoli al ritmo dell'1% di estensione annua, a causa del degrado, della desertificazione, dell'inquinamento, dell'espansione delle città. Ne abbiamo già persa il 24% rispetto a vent'anni fa.
- Le città avranno 20, 30 o 40 milioni di abitanti e nessuna capacità di produzione di cibo. Saranno pesantemente a rischio per ogni problema nella distribuzione.
-Abbiamo passato il picco di produzione per molti fertilizzanti indispensabili all'agricoltura intensiva, come il fosforo. Inoltre, continuando ad immetterli nel terreno, stiamo finendo con l'inquinare fiumi, mari e l'intera biosfera.
-Lo spreco è immenso. Si è calcolato che tra il 30 e il 50% di tutta la produzione agricola finisce gettata via, ovvero 2600 su 4600 calorie prodotte.
- Il picco del petrolio colpirà ovviamente anche la meccanizzazione dell'agricoltura, e ovviamente i biocarburanti, in questo contesto, non rappresentano proprio un'opzione.
- Enormi problemi anche per la pesca: si pensa che per il 2040 non ci sarà praticamente più nulla da pescare.
- Le proteine mancanti dal pesce non potranno essere sostituite dalla carne, perché per l'allevamento servirebbero un miliardo di tonnellate in più di grano e mille chilometri cubici di acqua dolce. L'equivalente di altri tre Nordamerica.
- La spesa mondiale per la ricerca in agricoltura è pari a 40 miliardi di dollari. Quella per le armi a 1500 miliardi.
Quest'ultimo punto denota cecità? Mica tanto. Si presume anche che le crisi alimentari che ci aspettano saranno causa di rivolte e guerre civili. Si fa molto prima a usare le armi, allora, che ad impelagarsi in una ricerca scientifica seria, nel cambiamento della dieta mondiale, nella riduzione dello spreco, nel riciclo dei rifiuti eccetera. E le armi rappresentano da sempre anche il più collaudato sistema per ridurre la popolazione.
Due piccioni con una fava, insomma, d'altronde dovremo abituarci a far molto con poco...
Fonte: http://crisis.blogosfere.i
